di Michela Zannoni
Abito a Faenza, in via Fossolo , a due passi dal fiume Lamone. Da quel maledetto maggio 2023 la nostra vita è diventata un incubo, una situazione schifosa che non auguro a nessuno. Io e mio marito siamo due pensionati invalidi. Non chiediamo la luna, chiediamo solo di poter vivere con dignità nella nostra casa. E invece siamo stati abbandonati da tutti e lasciati in mezzo alle menzogne della burocrazia. Oggi mi ritrovo a dover tirare l’acqua del water con le bacinelle. Quando accendo la lavatrice, faccio la doccia o uso il bagno, dal giardino viene su di tutto: fango, melma e liquami della fogna. Una vergogna. Ho quattro cani e ho il terrore che vadano a metterci le zampe o a bere quell’acqua infetta. Con la paura che mi portino via i cani, perché vengono dal canile. Sapete cosa mi rispondono al telefono dagli uffici del Comune e dai servizi dello spurgo? Mi dicono che la mia è “proprietà privata” e che loro lì dentro non ci entrano. Mi dicono che “in campagna abbiamo i trattori e ci dobbiamo aiutare tra di noi”. Ma a me il trattore lo hanno rubato! È stato un altro danno enorme e non abbiamo i soldi per ricomprarlo. Come facciamo ad aiutarci da soli? Ci hanno persino detto che, a distanza di tre anni, per loro le fogne risultano pulite “a livello cartaceo”. Ma la carta non spurga i tubi! Nella realtà qui non è mai entrato nessuno a vedere il disastro, tranne il vicesindaco che ora è a capo della Protezione Civile. Gli ho scritto, ma non risponde. Forse perché non ho la PEC? Chi non ha la PEC per lo Stato non esiste? Anche chiedere aiuto è diventato un labirinto impossibile. Siamo stati convocati in Comune e ci hanno fatto fare una corsa contro il tempo per presentare i fogli di una lavastoviglie per un bando che scadeva, mettendoci fretta e dicendoci che per il resto “i termini sono finiti” e che la piattaforma Sfinge non dovevamo usarla. Ci hanno detto che dovevamo anticipare noi migliaia di euro per i lavori del pozzo e della casa, e poi forse, se arrivavano i fondi giusti, ci avrebbero rimborsato. Ma come fa una coppia di pensionati invalidi ad anticipare cifre del genere? Non possiamo mica chiedere prestiti in banca! Mentre a noi dicono che dobbiamo fare tutto da soli e pagare di tasca nostra persino l’IVA che gli operai pretendono, le uniche cose che ci arrivano sono voci confuse che fanno crescere solo tanta rabbia: si sente dire che persino chi ha avuto la casa distrutta a Traversara rimarrà senza un soldo. La verità è che lo Stato i fondi a costo zero e le ordinanze per le delocalizzazioni li avrebbe fatti, ma a noi cittadini non viene spiegato nulla, veniamo lasciati disinformati e costretti a navigare nell’incertezza. Persino l’aiuto dei volontari è condizionato: la Caritas mi ha detto che prima devo spendere i miei soldi per accomodare il pozzo e solo dopo verrebbero con un camion a portare via tutti i mobili di famiglia, cosa che non farei mai, ma preferirei pulirli e quindi dopo loro lavare i muri. Mio padre si rivolterebbe nella tomba se sapesse che buttiamo acqua sulle pareti che lui ha faticato una vita a mantenere asciutte! E così mi ritrovo a grattare il fango secco da sola, con le mie mani e le mie forze che non ne possono più. E quel fango continua a riemergere dai muri, mentre l’Hera mi fa persino storie se provo a portare i secchi sporchi all’isola ecologica. Siamo arrivati al punto che due persone invalide come noi hanno voglia di arrendersi. Ma io non ci sto. Questa non è burocrazia, questa è disumanità. Chiedo che qualcuno venga finalmente a vedere come siamo costretti a vivere in via Fossolo 20. Chiedo che lo Stato, il Comune di Faenza e la Protezione Civile smettano di guardare le carte e guardino in faccia i cittadini che stanno affogando nella melma.
Sempre in buona fede,
Venerdì 28 agosto ore 1:35 di notte
Michela Zannoni