ROMA, 7 ottobre 2026 – Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, ha ricevuto dal carcere una lettera autografa firmata da Innocent Oseghale, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio e lo scempio del corpo della 18enne romana avvenuto a Macerata nel gennaio 2018.A renderlo noto è la stessa Verni, assistita in via esclusiva dallo Studio Legale RS Group di Torino, attraverso un comunicato stampa diramato oggi.Secondo quanto riportato, la missiva ha sollevato immediati e profondi dubbi sia sulla sua genuinità sia sulle reali intenzioni che l’hanno generata.”Leggere quelle parole scritte a mano non mi ha trasmesso alcuna sensazione di verità,” dichiara Alessandra Verni.
“Ho percepito immediatamente che quelle non erano parole sue, ma un testo suggerito o dettato per uno scopo preciso. Non posso accettare che si continui a giocare sulla memoria e sul dolore mio e di mia figlia: il vero pentimento si dimostra con la verità integrale, con la piena assunzione di responsabilità, non con lettere costruite ad arte.”A destare perplessità, secondo l’analisi dei legali, sarebbe anche la struttura linguistica della lettera, che non apparirebbe riconducibile a una riflessione spontanea e autonoma del detenuto, ma a una stesura “palesemente eterodiretta e dettata da terzi”.Un altro elemento evidenziato nel comunicato è la contrapposizione tra quanto scritto nella lettera e le recenti dichiarazioni pubbliche rilasciate dagli stessi difensori di Oseghale.
Un contrasto che, per la famiglia della vittima, farebbe decadere qualsiasi ipotesi di spontaneità o di effettivo e sincero ravvedimento.Dura la presa di posizione dello Studio Legale RS Group, con il titolare Stefano Rigoli:”Ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo maldestro di manipolazione. Riteniamo che questa lettera sia il frutto di un’operazione studiata a tavolino, volta unicamente a costruire i presupposti formali per ottenere a breve o medio termine benefici carcerari, permessi o sconti di pena. Non vi è alcuna traccia di reale pentimento né alcuna evidenza di progressi nel percorso di recupero del detenuto, e ancora meno di apertura verso la verità.”Alessandra Verni e i suoi legali ribadiscono con fermezza che non consentiranno che la memoria di Pamela venga utilizzata per scorciatoie penitenziarie o strategie d’immagine. “La ricerca della verità integrale e la certezza della pena rimangono i soli capisaldi incontrovertibili per la madre della vittima”, si legge in chiusura del comunicato.
Fabio Varrone